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Pro Loco Follonica

Ufficio Turistico
Via Roma 49
58022 Follonica (GR)

tel. 0566 52012
fax
0566 53833

info@prolocofollonica.it

sito internet: http://www.prolocofollonica.it

Presidente:

Parrini Maurizio

 

Posizione geografica

Toscana



mostra cartina

Follonica

altitudine: 0 - 10 m. s.l.m.

Da Vedere
  • Cancello ex Ilva.
  • Palazzo Granducale
  • Biblioteca Comunale
  • Fonderia N°1
  • Fonderia N°2
  • Forni delle Ringrane
  • Forno San Ferdinando
  • Torre dell'Orologio
  • Chiesa di San Leopoldo
  • Ex Casello Idraulico
  • Pinacoteca A. Modigliani
  • Baracche sul mare
  • Allegoria del Mare
  • Castello di Valli
  • La Pievaccia

 

 

 

 

Manifestazioni, sagre, feste:

vedi il sito della Pro Loco:

http://www.prolocofollonica.it

Cancello ex Ilva.
E' il portale artistico che dava accesso alla città fabbrica progettato dall'Ing. Alessandro Manetti e dall'architetto Carlo Reishammer; è un esempio di manifattura in stile neoclassico e doveva rappresentare un esempio- campionario delle capacità delle Fonderia. Sulla sommità dell'opera appare ben evidente la fiaccola , motivo ornamentale simbolico per il riferimento alla lavorazione siderurgica; al di sotto di esso campeggia lo stemma con la croce sabauda ornato ai lati da due delfini. Impreziosiscono il portale due cornucopie (motivo classico e simbolo di abbondanza) e qua e là festoni di frutta neoclassici. La struttura del portale è formata da colonne pseudocorinzie con motivo di foglie di acanto.

Palazzo Granducale
Bella costruzione a tre piani sorta nel 1845 con il fine di ospitare Leopoldo II durante le sue frequenti gite a Follonica. All'ultimo piano si trovavano l'ufficio e l'abitazione dell'ispettore forestale. Attualmente il Palazzo, che conserva al suo interno stucchi e soffitti affrescati a tempera con motivi a grottesche, è la sede del Corpo Forestale dello Stato.

Biblioteca Comunale
L'attuale edificio che risale alla prima metà dell'Ottocento ospitava in origine l'officina meccanica dove lavorarono sino al 1960 i tornitori; alla chiusura dello stabilimento il piano superiore venne utilizzato come sede del liceo scientifico e del I.P.S.I.A e al piano terreno nel 1974 si è insediata la biblioteca comunale che dal 1982 occupa l'edificio totalmente.

Fonderia N°1
L'imponente edificio che si affaccia sulla Via Massetana inizialmente utilizzato come magazzino fu, nel 1918, trasformato in fonderia.

Fonderia N°2
Facevano parte di questa struttura vari ambienti di cui il primo ad essere costruito fu il forno San Leopoldo (1835) azionato dall'acqua delle gore. La fonderia artistica venne ultimata nel 1837. Il forno di Maria Antonia, conservato parzialmente, entrò in funzione nel 1841.

Forni delle Ringrane
Edificio della prima metà dell'ottocento era composto da 14 forni che servivano ad abbrustolire il ferro grezzo.
Forno San Ferdinando
Risulta da documenti del tempo che nel Quattrocento vi sorgesse un mulino da grano. Nel 1546 vi fu edificata una ferriera che utilizzava l'acqua raccolta in un grande bottaccio; nell'ottocento nel complesso venne costruito un piccolo forno di forma quadrata. Il piccolo forno quadrato venne ben presto sostituito da un forno tondo azionato a vento caldo, con consumi di combustibile più contenuti e produzione migliore, tanto che rimase in funzione fino quasi alla fine dell'Ottocento.

Torre dell'Orologio In origine dove ora è situata la torretta dell'orologio si trovava una piccola cappella che nel settecento fu sostituita da un oratorio e dopo non molto a fianco di questo sorse un appartamento che divenne la sede della direzione dei forni. La torre con orologio risale agli anni Trenta del secolo scorso, si trovavano lì anche due campane di bronzo artistiche, fuse a Pistoia da Terzo Rafanelli. Dopo la costruzione del Palazzo Granducale la palazzina della torre venne suddivisa in appartamenti per i dipendenti delle Fonderie.


Fuori le mura:

Chiesa di San Leopoldo
Nel 1836 venne posata la prima pietra di questa chiesa, resasi ormai necessaria ad un insediamento crescente come Follonica; costruita sulla base del progetto dell'Arch. Alessandro Manetti e del genero Carlo Reishammer e commissionata dal Granduca Leopoldo II.I lavori che durarono due anni (la costruzione venne consacrata nel 1838) videro l'impiego di un materiale piuttosto insolito come la ghisa per la maggior parte delle decorazioni tanto da rappresentare il punto più alto raggiunto dalla produzione artistica della locale fonderia. Da molti definito l'edificio più interessante della cittadina, la Chiesa di S.Leopoldo è un edificio di stampo neoclassico a croce latina e presenta un bellissimo pronao la cui peculiarità, l'uso della ghisa, ha fatto sì che la struttura si sia guadagnata il soprannome di "chiesa della ghisa".
Di ghisa sono le coppie di tre colonne che sorreggono una trabeazione riccamente decorata e la balaustra a traforo che delimita l'area del pronao.
L'arco centrale è sottolineato da una cornice in ghisa elegantemente decorata con acroteri a palmette all'esterno e con una fascia traforata con cherubini all'interno. Ai lati dell'arco vi sono due fregi in ghisa modellati nel 1841 dallo scultore Lorenzo Nencini con raffigurazioni di San Leopoldo che distribuisce i beni ai poveri: sulla sinistra vi è la consegna dei pani e sulla destra la consegna delle vesti (entrambi gli episodi sono stati scelti con l'intento di celebrare l'illuminata opera di bonifica promossa dal Granduca in Maremma). L'interno, a navata unica con copertura a capanna e volta a crociera, presenta ancora una volta l'impiego della ghisa come materiale per gli arredi sacri: la base del pulpito, la balaustra del presbiterio, i sostegni delle mense, le colonne che sottolineano l'abside e gli splendidi candelabri ai lati dell'altare maggiore.

Nel transetto destro troviamo il monumento funerario di Raffaele Sivieri, primo direttore dell'Amministrazione delle Miniere del Ferro, costituito da un busto in marmo firmato da Leopoldo Arcangeli (1839) e da una lapide inserita dentro una cornice centinata in ghisa. All'interno dell'arco aperto al centro dell'altare maggiore è inserito il tabernacolo in marmo eseguito da Lorenzo Nencini nel 1841; il ciborio, sorretto da due angioletti posti, secondo un'originale invenzione, di spalle, presenta un'edicola di forma ottagonale, finemente scolpita con motivi neoquattrocenteschi (foglie di acanto) ed è sormontato dalla colomba dello Spirito Santo. A sinistra dell'altare maggiore si trova una cappella e all'interno di una nicchia in stucco lucido perlato vi è il fonte battesimale col piedistallo in ghisa , la vasca in bardiglio e la pregevole statua in marmo bianco di San Giovanni Battista scolpita anch'essa dal Nencini con una tenera attenzione di timbro purista. Sull'altare della cappella la "Madonna Ilvania" ipoteticamente riferibile a Leopoldo Arcangeli. Nel braccio sinistro del transetto si trova un grazioso dipinto ottocentesco ritraente la Vergine ed il Bambino, popolarmente denominata "Madonna del Soccorso".

Ex Casello Idraulico
Recentemente restaurata la palazzina a due piani con corte privata ed elegante torretta, terrazza sovrastante e copertura a tetto , fu costruita per ordine del Granduca nel 1840 con il preciso intento di farne "la casa del servizio idraulico "; lo stabile divenne infatti il centro direttivo della bonifica delle basse valli del Pecora e del Cornia.

Pinacoteca A. Modigliani
Faceva parte del più antico nucleo abitativo di Follonica, la costruzione era originariamente una torre d'avvistamento che fu poi trasformata in ufficio doganale. L'edificio risalente ai primi anni '20 (stile tardo-liberty) fu costruito come casa del fascio che ospitava al piano terreno sala da ballo e di ritrovo, usata anche in occasione di convegni e mostre. Negli anni '70 fu sede dell'Istituto Professionale di Stato e tra gli anni '80 e il '95 è stata sede di uffici pubblici; l'edificio ora è sede della Pinacoteca Comunale A. Modigliani, museo che ospita circa 150 quadri di artisti contemporanei (Giuggioli, Bastianelli, Raddi, Pericci, Sabatelli, Cicalini ecc.)
Baracche sul mare
Le baracche e le villette liberty del Lungomare vennero costruite tra gli anni '20 e '30 per rilanciare l'economia di Follonica puntando anche allora sul turismo. Da un brano dell'Archivio Comunale di Follonica risalente al 21 Ottobre del 1923 è evidente il desiderio di basare l'economia del paese su un settore come il turismo, attuale ancora oggi, "E' certamente un antico desiderio di questa popolazione di poter avere il controllo della spiaggia dalla quale si ha ragione di ottenere notevole sviluppo di movimento di bagnanti se essa sarà tenuta nelle condizioni necessarie per rendere il soggiorno piacevole e igienico"; alle baracche in legno si sostituirono edifici in muratura e villini tanto che , ancora in un documento del tempo si legge, "la particolare caratteristica della spiaggia è che sulla medesima e per tutta la sua lunghezza sorgono baracche e villini di proprietà privata che durante la stagione vengono occupati dai proprietari o ceduti in affitto" e osservando molte di queste costruzioni si ha l'impressione che il tempo non sia trascorso.

Allegoria del Mare
Tra le ultime opere , in ordine cronologico, commissionate a Ivan Theimer, quest'opera risale al 1998. Ivan Theimer, pittore e scultore nato a Olomouc (Moravia), nel 1944, studia nel suo paese nel '65 partecipa per la prima volta a un'esposizione collettiva; nel '68 prosegue i suoi studi in Francia all'Académie des Beaux-Arts e nel '69 vince il Prix I.A.T. che gli riconosce un indiscusso successo. Oggi Theimer vive a Parigi ma soggiorna frequentemente a Pietrasanta dove si trova la maggior parte degli artigiani con cui lavora. Sue opere sono esposte in Francia, Germania ed Italia. Le opere di questo artista si riallacciano ai valori tradizionali , all'antica tecnica del bronzetto, del pezzo unico e del ritratto, e questo potrebbe far sì che le opere vengano lette come riproduzioni di capolavori che un tempo furono audaci innovazioni. Cerca di ricreare un continuum tra simbologia e mito, simboli della classicità con innumerevoli riferimenti al passato. Conchiglie e grappoli d'uva hanno un significato augurale.

Castello di Valli
Gli imponenti ruderi del castello, in pietra squadrata a filaretto, si trovano sulla cima della collina e rappresentano uno dei pochi esempi di insediamento del XI secolo rimasti di questo territorio. Tutt'oggi sono visibili i resti della cinta muraria con notevoli rimaneggiamenti causati dal successivo uso agricolo. All'angolo nord , si trovano gli imponenti ruderi di un'alta torre di avvistamento. Il casello è attestato per la prima volta in un atto dell'884; all'inizio della sua storia è possedimento della diocesi di Lucca, entra poi a far parte dei possedimenti dell'Abbazia di Sestinga che aveva la sua sede a Vetulonia; dopo essere passato sotto il dominio degli Aldobrandeschi, nelle mani dei pisani, alla fine del XIV secolo il castello ed i suoi territori vengono annessi alla Signoria degli Appiani di Piombino.

La Pievaccia
La torre in filaretto di pietra, che rivela la natura di pieve fortificata dell'edificio, si erge isolata in vetta alla collina di Poggio Chiecco; i ruderi risalgono al XIII secolo e presentano un ambiente voltato a botte al piano terreno, l'area adibita al culto, nella quale si aprono due porte ad arco tondo con conci in pietra squadrata . Sul lato nord orientale, dove probabilmente si trovava l'abside, si apre una piccola finestra con forte strombatura rivolta verso l'interno. Al livello superiore si è conservato parzialmente un altro piano con resti di due finestre ad architrave. Questa località sembra dover essere identificata con l'antico insediamento di Vitiliano, pieve attestata sin dal 1217, anche se abbiamo notizie di una frequentazione esistente fin dal VII secolo (insediamento chiamato "Pastorale"); la Pieve, che all'inizio si trovava nei possedimenti dell'Abbazia di Sestinga rimase in uso di pertinenza della Diocesi di Massa Marittima fino al XIII secolo.

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